dal 7 al 10 novembre 2019

ERMIONE

Gioachino Rossini

Azione tragica in due atti su libretto di Andrea Leone Tottola tratto dalla tragedia Andromaque di Jean Racine

 

Direttore | Alessandro De Marchi

Maestro del Coro | Gea Garatti Ansini

Regia | Jacopo Spirei

Scene | Nikolaus Webern

Costumi | Giusi Giustino

Luci | Giuseppe Di Iorio

 

Interpreti

Ermione, Angela Meade / Arianna Vendittelli (9 novembre)
Andromaca, Teresa Iervolino
Pirro, Vladimir Dmitruk / John Irvin (9 novembre)
Oreste, Antonino Siragusa
Pilade, John Irvin / Filippo Adami (9 novembre)
Fenicio, Guido Loconsolo / Ugo Guagliardo (9 novembre)
Cleone, Gaia Petrone 
Cefisa, Chiara Tirotta
Attalo, Cristiano Olivieri

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo

Nuova Produzione del Teatro di San Carlo

 

SERIE BLU

giovedì 7 novembre 2019, ore 20.00 – Turno A
sabato 9 novembre 2019, ore 19.00 – Turno B
domenica 10 novembre 2019, ore 17.00 – Turno F

Spettacolo in Italiano con sovratitoli in Italiano e in Inglese

Durata: 3 ore circa con intervallo

Opera tra le più singolari e difficili di Rossini, Ermione fu creata per Napoli nel 1819, dopo i successi di Armida, Ricciardo e Zoraide Mosè in Egitto. In essa Rossini voleva avviarsi verso una proposta di teatro musicale drammatico caratterizzato da forti tinte realistiche e peculiare nel conferire al recitativo strumentale e al declamato un maggiore rilievo. Grandemente innovativa per il suo tempo, al debutto, Ermione fu un clamoroso insuccesso e restò nell’oblio fino al 1977. Per questa nuova, ambiziosa, produzione dell’opera, il Teatro di San Carlo ha scelto Jacopo Spirei, talentuoso “funambolo” tra immagini, luci e musica della regia lirica contemporanea, che dopo essersi affermato all’estero, soprattutto in Austria e Germania, sta raccogliendo i meritati successi anche in patria. Spirei è cresciuto artisticamente con Graham Vick con cui, per quindici anni ha lavorato come assistente, collaborando su molti progetti, oltre a curare varie riprese. “Quando preparo una regia – afferma – per me non esiste altro metodo se non andare in sala e lavorare fino a che non si trova qualcosa: una traccia, un filo e poi lo si segue per scoprire dove ci porta. Lavorare con i cantanti è un privilegio che non scambierei con nessun altro. L’opera, come forma d’arte, è di per sé straordinaria, ma è solo attraverso i cantanti che può prendere vita e solo loro sanno come trasformare il lavoro del direttore, unitamente al mio, in un evento unico e irripetibile”.

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